Non una semplice provocazione: “Lo Statuto è vecchio, riformiamolo!

“Siamo abituati a considerare il nostro Statuto come bandiera della Autonomia Siciliana e valore fondante del nostro Movimento.

Sarebbe forse il caso di approfondire il tema, anche per evitare che i tanti ossequi formali che quasi tutti in Sicilia prestano allo Statuto come espressione dell’Autonomia si risolvano in generica retorica.

Mi permetto, perciò, un contributo che forse è un poco dissacrante.

Lo Statuto è vecchio. Pensato alla fine della Monarchia risente del tempo della sua redazione e della stessa circostanza – tante volte magnificata – di avere preceduto la carta costituzionale, che più maturata ha, perciò stesso, un impianto giuridico tecnicamente più “moderno” ed accurato.

La colpevole arrendevolezza delle classi dirigenti siciliane non ha, del resto, mai difeso sufficientemente i capisaldi dello Statuto e tra essi, in primo luogo, l’Alta Corte.

L’affermazione, soprattutto in questi ultimi anni, del primato della Finanza Pubblica e, ancor più recentemente, il prepotente avvento della globalizzazione, hanno accentuato le spinte centralistiche, ora anche dell’Europa. A ciò dovendosi aggiungere anche l’effetto dell’ordinamento regionale, che ha condotto ad una sorta di omologazione tra Regioni ordinarie ed a Statuto Speciale.

In tale quadro, favorito dai conseguenti indirizzi anch’essi fortemente“centralistici” della giurisprudenza della Corte Costituzionale, è sufficiente una manovra finanziaria o una interpretazione dei principi comunitari, per svuotare lo Statuto sia direttamente o imponendo adeguamenti da introdurre con leggi regionali sostanzialmente privi di margini di discrezionalità.

Basti pensare alle manovre di questi mesi con le loro disposizioni ad esempio in materia urbanistica, quali la traslazione delle cubature, o nel settore commerciale, con la liberalizzazione in tema di apertura ed orari, per comprendere come i poteri della Regione siano compressi anche nelle materie di legislazione esclusiva.

Altro caso esemplare è il ruolo, affatto anomalo, del Commissario dello Stato, un funzionario dell’Amministrazione centrale al quale si finisce ormai col chiedere la preventiva autorizzazione anche per le ordinarie iniziative legislative regionali.

Mi domando, perciò, se non sia venuto il tempo di riflettere se, per difendere e rilanciare l’Autonomia regionale e collegarla con la macroregione mediterranea, non sia il caso di cominciare e studiare una rivisitazione dello Statuto regionale.

Mi rendo conto del pericolo, insito nell’affrontare il tema, di mettere a rischio la stessa specialità autonomistica, ma restare con lo Statuto come è e come è vissuto ed interpretato potrebbe costituire un pericolo rilevante, tale da vanificare finanche la concretezza del nostro impegno autonomista”.

 

Commissario Mpa Messina
Avv. Antonio Andò

Lettera dell’avv. Antonio Andò sui primi due mesi da Commissario Mpa Messina:

I due mesi sin qui trascorsi dalla mia nomina a Commissario del M.P.A. nella Provincia di Messina mi hanno consentito di verificare sul campo che nel nostro territorio esiste una domanda vera di politica e una attenzione positiva nei confronti del M.P.A..
I partiti tradizionali appaiono oggi aggrappati attorno ad esponenti storici che spesso ne determinano le adesioni in vista degli equilibri finalizzati alla presenza nelle Istituzioni.
Da ciò la conseguenza che la capacità di elaborazione e proposta concreta di queste formazioni politiche è attenuata e il loro impegno appare rivolto – così come nei periodi terminali della c.d. prima repubblica – piuttosto alla tattica e alla tecnica degli schieramenti, che non è materia che possa scaldare i cuori e mobilitare energie dei non addetti ai lavori.
Il M.P.A., se vuole tenere fede alla propria vocazione di occuparsi del territorio e offrire una speranza per cogliere le occasioni di lavoro e sviluppo che può offrire la Sicilia, deve costruire un progetto nuovo e concreto che i siciliani possano portare avanti con le loro forze ed intelligenze, senza attendere soluzioni miracolistiche da altri, poteri centrali o mercati finanziari internazionali che siano.
Per materializzare tali favorevoli prospettive il nostro Movimento deve riuscire a superare difficoltà organizzative e operare con uno spirito reale di coesione dei propri quadri.
Perché, certamente, anche tra di noi esiste il rischio di attendere le iniziative dell’altro, di non compromettersi oltre misura, di fare un rapido calcolo dei costi-benefici per ciascuno in relazione alle prospettive di gratificazione e nel desiderio di futura concorrenza.
Favorire la coesione nel Movimento, il riconoscimento leale dell’apporto di ciascuno di noi, la consapevolezza di volere insieme partecipare a costruire il futuro della nostra terra, mi appare perciò il primo compito da affrontare.
So bene che è difficile realizzarlo, soprattutto in un regime di preferenza unica che spinge alle separatezze ed ostacola la piena collaborazione, ma questa è una strada obbligata per un movimento di persone ed idee che voglia innovare negli obiettivi e nei modi della politica.
Costituire un movimento così inteso è, del resto, premessa per potere determinare liberamente e senza soluzioni preordinate, organi territoriali veramente espressione delle società nei singoli territori e che non obbediscano a logiche di schieramento.
Tra tali logiche di schieramento e contrapposizione vi sono certamente anche quelle artatamente costruite attorno alla tutela di clientele, magari per addebitare ad altri, meglio ancora se rappresentanti in ambiti politici più vasti o di diversa origine territoriale, la mancata soddisfazione delle pretese su cui tali clientele vengano formate ed alimentate.

Commissario Mpa Messina
Avv. Antonio Andò

RASSEGNA STAMPA NORMANNO.COM 23.12.2011

Alla sua prima uscita pubblica da commissario messinese dell’Mpa, faccia a faccia con Antonio Andò:

http://www.youtube.com/watch?v=FqwzAUjYMBk&feature=player_embedded#!

Parla l’uomo che più di ogni altro rappresenta l’anello di congiunzione tra il governatore siciliano Raffaele Lombardo e la città di Messina. La critica al doppio incarico del sindaco Buzzanca e l’orientamento sulla riforma delle Province. Il senatore ed ex sindaco di Messina, Antonio Andò, neo commissario provinciale del Mpa, racconta dal suo punto di vista l’inizio e la fine dell’alleanza palermitana e messinese del partito autonomista col Pdl.

Dalla candidatura nel 2008 di Fabio D’Amore, alla “gestione Lombardiana” della cosa pubblica, fino all’estromissione degli assessori in quota Mpa dalla Giunta di palazzo dei Leoni. Andò rimprovera ai messinesi la “mancanza di dialogo con la Regione” e non risparmia critiche nemmeno ai i suoi “sottoposti” di partito tacciandoli di troppa “morbidezza” nei confronti di un Pdl che li ha “cacciati” dalla maggioranza.

Sulle sorti delle Province, critica la normativa nazionale e lascia trasparire una volontà Lombardiana di insistere sui liberi consorzi. Sulle condizioni economiche del Comune di Messina spera che non verrà dichiarato il dissesto e sul futuro politico della città auspica un avanzamento del “nuovo”.

di Tiziana Caruso 

ATM, Carreri: reagire con forza o soccombere. Messina città dell’inedia e dell’immobilismo forzato.

Atm Messina

I tentennamenti sulle sorti dell’azienda trasporti non servono a nessuno. La delibera di liquidazione della società giace in nona commissione da troppo tempo e non si riesce ad esprimere un giudizio di merito sulla proposta dell’amministrazione.

I sindacati si sono già ampiamente pronunciati sulla stessa delibera e non hanno riscontrato favorevolmente quello che pare sia solo un certificato di morte senza appello.

I lavoratori da qualche giorno si sono rivolti all’Assessorato Regionale ai trasporti per avere giustizia da un soggetto terzo, reclamando ad alta voce un commissario regionale che possa rimettere in discussione la scelta dell’amministrazione di liquidare, con l’evidente scopo di “sotterrare” così anni di responsabilità e danni economici apportati alle casse dell’azienda.

I fatti di cronaca recente non aiutano certamente ma non ci si può aspettare niente da un’amministrazione confusa che sta mandando all’aria tutto ciò che potenzialmente potrebbe essere una risorsa.

L’incapacità di programmare il funzionamento della mobilità cittadina, amplifica il disagio dei lavoratori costretti ad inseguire la speranza di lavoro e stabilità e soprattutto mortifica le aspettative di una cittadinanza a cui viene negato pure il sacrosanto diritto alla mobilità interna…. dopo la negazione del diritto alla continuità territoriale, da parte delle FF.SS., di cui ci sentiamo vittime come siciliani e come messinesi.

Nino Carreri

Il Capogruppo al comune di Risorgimento Messinese ed esponente dell’MPA Nino Carreri interviene sulla vicenda Servirail

Carrerifoto

Il Capogruppo al comune di Risorgimento Messinese ed esponente dell’MPA Nino Carreri interviene sulla vicenda Servirail:

La vertenza Servirail è l’ultima, in ordine di tempo, tra quelle che hanno coinvolto la grande famiglia dei ferrovieri, impegnati da anni in una lotta senza tregua contro i continui progetti aziendali di FF.SS. voluti dall’A.D. Mauro Moretti.

I vari governi che si sono succeduti, di qualunque estrazione politica, hanno avallato con il loro colpevole silenzio, il lento ed oculato smantellamento di quello che era il nodo ferroviario più importante del Sud Italia, creando un danno occupazionale ed economico al nostro tessuto sociale gravissimo.

Tutto ciò mentre in altre Regioni si inaugurano tratte per i treni ad alta velocità e si concedono a compagnie private le autorizzazioni per sfruttare le strutture ferroviarie costruite con soldi pubblici.

A noi siciliani solo le promesse dopo le tragedie!

Il giorno dopo Rometta (8 morti) arrivò una promessa di investimenti per l’ammodernamento e la ristrutturazione della rete ferroviaria, mentre per il Segesta jet (4 morti) che sconvolse le acque dello stretto, giunse quella dei soliti investimenti, delle assunzioni dei precari della navigazione e della sicurezza.

E’ ora di dire basta alla stagione delle bugie e delle vane promesse!

I sacrifici che stanno facendo i ragazzi licenziati dalla Servirail, a cui deve andare il plauso di tutti i lavoratori messinesi ed il sostegno di tutte le forze politiche, debbono spingerci a serie riflessioni sul futuro che questa terra sarà costretta a subire se non si inverte la rotta.

Risorgimento Messinese e l’intero mondo del Movimento per le autonomie del presidente Raffaele Lombardo, nell’esprimere questa vicinanza e l’impegno a fianco dei lavoratori, auspicano un grande coinvolgimento di tutta l’area dello Stretto, della città e della Sicilia per cominciare a risalire la china e far giungere al nuovo governo nazionale un grande messaggio:

“La nostra regione, la nostra terra è ancora parte integrante ed importante del nostro paese. ”

Il Consigliere
Nino Carreri

12 nov 2011: Al Teatro S.Luigi investitura ufficiale per il professore Marcello Bartolotta che subentra all’Ars nel gruppo Mpa

On Bartolotta

Prima uscita ufficiale dell’Mpa messinese presieduto dal neocommissario provinciale avvocato Antonio Andò. Teatro dell’incontro, con rappresentati istituzionali, attivisti, iscritti e simpatizzanti del Movimento per le autonomie, lo storico presso del San Luigi che ospiterà questo pomeriggio (sabato 12 novembre alle ore 17,30) il dibattito dal titolo Impegniamoci per lo sviluppo del territorio.

Fari puntati infine sui temi portanti per lo sviluppo del territorio, legati alla sua infrastrutturazione dalla realizzazione del punto sullo Stretto, alle autostrade alla rete ferroviaria, ai sistemi portuali ed al trasporto aereo.

All’incontro parteciperà il Presidente della Regione Raffaele Lombardo e sarà l’occasione per riflettere sugli sviluppi a livello nazionale e regionale di questa delicata fase politica che sta attraversando il Paese.

Intanto gli autonomisti messinesi hanno guadagnato uno scranno all’Ars per Marcello Bartolotta, oggi presidente dell’Ersu, l’ente universitario per il diritto allo studio.
Bartolotta subentra a Santino Catalano, dichiarato decaduto dall’Assemblea dopo la pronuncia della Corte d’appello di Palermo che ha confermato la sua ineleggibilità. Il professore Bartolotta riceverà sul palco del Teatro S.Luigi l’investitura ufficiale di nuovo componente dell’Mpa all’Ars.

Rassegna stampa: Normanno.com

Articolo di Tiziana Caruso per Normanno.com:

Congresso Mpa, il progetto autonomista alla “riscossa”

Il teatro del San Luigi stracolmo per il congresso del Mpa. Lombardo ha ribadito la necessità di portare avanti il principio autonomista. Investiture ufficiali per Bartolotta e Andò. Un’occhio ai fondi per la Sicilia, allo scontento messinese e alla base elettorale.

“Dare e non chiedere” questo un principio che il Governatore siciliano Raffaele Lombardo ripropone spesso mettendo piede a Messina. E’ un principio che rivolge a tutti i Siciliani e, non appena giunto all’auditorium del San Luigi, teatro dell’incontro messinese “Impegnamoci per lo sviluppo del territorio” ha affermato “Il dovere del nostro partito è quello di servire il territorio credo che ci sia bisogno di puntualizzare questi concetti e di definire i contenuti, obiettivi, progetti e programmi  attraverso una base militante disposta a scendere in campo a sacrificarsi a dare qualcosa non a chiedere e deve farlo attraverso un gruppo dirigente che assicuri continuità all’azione politica che sappia guidare tante gente che crede al progetto autonimista e che ha bisogno di essere coivolta in una politica che ha smarrito il senso di marcia”.

Nelle prime file il neo-commissario dell’Asp 5 Francesco Poli e il riconfermato commissario straordinario della Fiera Fabio D’Amore e poi tanti, tantissimi amministratori locali, attivisti e componenti di associazioni.

Vari i punti trattati durante il congresso, elementi che hanno descritto una non piena condivisione, o quantomeno un parziale scontento, nei confronti di un progetto che non è ancora decollato così come ci si “aspettava”. Sul versante della politica messinese, caratterizzata da vertici di centro-destra, il Movimento per le Autonomie, dopo il ribaltone, è stato tagliato fuori dalle giunte e lamenta numerose difficoltà nella gestione del territorio dovute anche alla necessità di “maggiore attenzione” da Palermo.

Poco teneri gli interventi di alcuni amministratori locali, tra cui i sindaci di Taormina, Mauro Passalacqua, San Fratello, Salvatore Sidoti Pinto e Sant’Alessio, Giovanni Foti proprio loro  hanno chiesto interventi importanti alla Regione e al Governo, anche per via delle gravi condizioni in cui versa il territorio a causa degli eventi atmosferici.

Rilanciano il progetto autonomista Marcello Bartolotta, neo-eletto deputato all’Ars, subentrato a Santo Catalano e Antonio Andò, neocommissario provinciale, attraverso la necessità di un collegamento capillare sul territorio fondato su una base elettorale solida. Si è parlato anche di clientelismo e “blocco delle assunzioni nel pubblico impiego”, di investimenti per il Mezzogiorno e di valorizzazione del patrimonio siciliano, di sprechi e di sanità.

A margine del congresso Lombardo parla dell’ordinanza per il dissesto, nel giorno dei18 avvisi di garanzia per il fango killer a Giampilieri e punta il dito sui “politici attaccati alle poltrone”.

“Il governo Berlusconi alle nostre richieste di sbloccare i fondi ha risposto in maniera ottusa – afferma il Governatore siciliano – Avremo un altro Governo,  credo che già da domani sera sarà affidato l’incarico addirittura forse anche ai ministri, cercheremo di impostare le cose in maniera tale che ueste risorse, che non sono una rivendicazione ma un diritto, possano essere spese per il territorio”.

Nelle ultime ore del governo Berlusconi, Raffaele Lombardo, torna sulla legge di stabilità e il mancato stanziamento dei fondi per far fronte al dissesto, chiedendo al Governo che verrà di rivolgere maggiore attenzione al territorio. Il Governatore ha già inviato una lettera a Mario Monti, riassunta in cinque parole a margine dell’assemblea “Più attenzione per il Sud”: “Chiedo a Monti di tenere in considerazione una priorità che Napolitano non perde occasione per ricordare: la ripartenza del Mezzogiorno, senza la quale l’Italia rimarrà bloccata”

Tornando sull’ordinanza per il dissesto messinese, afferma: “Poi se non basterà – prosegue il governatore siciliano – ci orienteremo attraverso il POR e i fondi strutturali europei che  sono rimodulati e su cui ho avuto già un colloquio con il ministro Fitto, che mi auguro possa avere la continuità di incarico nel prossimo Governo, per utilizzarli nella messa in sicurezza del territorio, da San Fratello a Giampilieri”.

“Anche oggi – ha ricordato ieri Lombardo – ad esempio a Favara non per il dissesto, ma per fatiscenza è crollata una casa, stavolta senza vittime. Le risorse che riusciremo ad incamerare verranno spese per mettere in sicurezza i cittadini e gli edifici.”

Dall’alluvione, passando per i risultati ottenuti dai parlamentari messinesi col “Governo amico”, Lombardo arriva alla legge elettorale: “Fin quando avremo una legge che promuove i deputati solo per l’ordine della lista, essi risponderanno solo agli ordini dei loro referenti fregandosene dei cittadini, se ci fosse stata una rivolta da parte dei deputati siciliani le cose sarebbero cambiate, purtroppo per mantenere la poltrona si sacrifica l’interesse dei cittadini”.

Sull’inchiesta aperta dalla magistratura che ha portato alla notifica di 18 avvisi di garanzia in merito all’alluvione di Giampilieri, Lombardo è garantista “E’ un atto dovuto della magistratura alla quale non possiamo come cittadini tutti confermare fiducia che poi molto spesso siano le responsabilità istituzionali, di un presidente o di un sindaco, a comportare un avviso di garanzia non vuol dire che alla fine dell’azione giudiziaria non si possa dimostrare l’estraneità ai reati contestati”.

Link dell’articolo: http://www.normanno.com/Lombardo-a-Messina-legge-elettorale-e-attenzione-per-il-sud-le-richieste-al-nuovo-governo-1288023224.html

Svimez: la politica assistenziale ha bloccato l’economia del Sud

8 ottobre 2011
By Meridionalismo

Lo Svimez dedica un intero capitolo del rapporto annuale alle trasformazioni del sistema bancario dall’Unità a oggi.

Soltanto le imprese a partecipazione statale, prima degli anni ‘70, accorciarono il divario

PALERMO – Anche Svimez, l’associazione per lo sviluppo dell’industria nel Mezzogiorno, nel centocinquantesimo dell’Unità d’Italia, ha voluto celebrare l’anniversario nazionale; lo ha fatto, tra le diverse iniziative, dedicando un intero capitolo del rapporto annuale ad una riflessione sulle trasformazioni del sistema bancario lungo questi 150 anni.
La Svimez si domanda se il sistema di credito si sia dimostrato funzionale allo sviluppo dell’economia meridionale e all’attenuazione dei divari, o se, al contrario, si sia rilevato inadeguato.
Le conclusioni di Svimez sono che nonostante il consolidamento del sistema bancario esso si è rilevato poco funzionale alle esigenze del sistema produttivo meridionale. In un excursus storico che va dalla formazioni del moderno sistema bancario all’indomani dell’Unità d’Italia sino ai giorni nostri, Svimez dimostra come il rilancio della crescita del Mezzogiorno assume un rilievo centrale per il rilancio dell’intero sistema economico nazionale.
Si dovrà attendere  i primi anni ’90, dopo l’Unità, per vedere i primi effetti del processo di industrializzazione; poco prima la moneta metallica rappresentava ancora il 90% del contante in circolazione. Il Pil, tra il 1861 e il ’90, era cresciuto solo dell’0,8 % annuo,  senza particolari differenze tra Nord e Sud (0,9% Centro-Nord, 0,7 Mezzogiorno).
Il rapporto evidenzia come, tra crisi bancarie dei piccoli istituti e scandali amministrativi, gli istituti di emissione si sono ridotti da 6 a 3: Banco di Napoli, Banco di Sicilia e Banca d’Italia. Solo a partire dal 1894 sono nate le prime banche miste: Banca Commerciale Italiana e Credito Italiano che giocheranno un ruolo strategico nello sviluppo del triangolo industriale e determineranno il divario tra Nord e Sud; si pensi infatti che tra il 1908 e il 1914 il Pil cresce al Centro-Nord dell’1,4% e al Sud dello 0,4%, mentre nel settentrione il rapporto tra impieghi e depositi sale, nel Mezzogiorno scende dal 112,4% al 66,2%. Lo sforzo bellico della Grande Guerra accentua il divario: nel 1914 il prodotto pro-capite del Sud è pari al 78,6% di quello del Centro-Nord e nel 1978 scende al 73,7%, ed il rapporto impieghi/depositi negli anni ’20 si riduce al 49,7% contro 83,5% nelle stesse aree.
Gli interventi normativi del 1926 decretano che la Banca d’Italia è l’unico istituto di emissione e Banco di Sicilia e Banco di Napoli perdono l’emissioni riducendosi a istituti di credito di diritto pubblico, si favorisce così un aumento della dimensione media delle aziende di credito misurata dal numero di sportelli per banca che passa nel centro-Nord, tra il 1936 e il ’39, da 4,2 a 4,5 e nel Sud da 2,9 a 3,4 sportelli (tabella 1).
Alla vigilia della seconda guerra mondiale il divario tra le due aree del Paese sul prodotto pro capite si amplia ancora arrivando al 55,5%. Nel 1950 si registra l’intervento straordinario dello Stato con l’istituzione della Cassa per il Mezzogiorno. I vari avvenimenti di quegli anni videro anche il ruolo delle imprese a partecipazione statale nel Mezzogiorno con una serie di investimenti che sovvertirono la tendenza all’ampliamento del divario tra Nord e Sud sul prodotto pro-capite con un grande recupero che terminerà intorno agli anni ’70, periodo in cui iniziano gli interventi della politica a carattere assistenziale.